spazio bianco spazio bianco

Il sole come fonte di energia elettrica

Risparmio energetico ed energie alternative

Il problema del risparmio energetico sta diventando in questi anni sempre più pressante influenzando le politiche governative di alcuni paesi ma soprattutto preoccupando a ragione gli utilizzatori finali. Fino a pochi anni or sono il risparmio energetico era un argomento che interessava principalmente l'industria a causa dei grandi quantitativi di energia in gioco.
Purtroppo a causa del sempre crescente costo dei combustibili e di una giusta attenzione alle emissioni inquinanti dovuta anche ad una sempre crescente domanda di energia, il problema del risparmio energetico è diventato attuale anche per le abitazioni private.
La natura ci offre una sorgente grande ed inesauribile di energia sotto forma di calore ed inerzia di masse in continuo movimento. In Italia lo sfruttamento delle energie alternative o rinnovabili sta suscitando, anche se con un notevole ritardo rispetto ai paesi nord europei, un giusto interesse. L'energia offerta dal sole si può oggi utilizzare in modo efficiente, praticamente in ogni regione d'Italia: infatti l'irraggiamento solare annuo raggiunge valori compresi tra 1.330 e 1.600 kWh per m2.

Gli impianti solari per la produzione di acqua calda risparmiano energia e rispettano l'ambiente.

Un impianto solare termico sfrutta l'energia solare per produrre acqua calda che, oltre a soddisfare il fabbisogno sanitario, può contribuire al riscaldamento degli stabili.
Trovano sempre più applicazione gli impianti solari combinati per la produzione di acqua calda e l' integrazione del riscaldamento.
Spesso mancano solo sufficienti informazioni su quanto sorprendemente grande sia la quota di calore, che gli impianti tecnicamente evoluti attualmente forniscono.
Gli impianti solari possono facilmente integrarsi all'impianto di riscaldamento tradizionale e costituiscono una scelta, quasi obbligata negli edifici di nuova costruzione dove l'impianto solare per la produzione di acqua calda si può facilmente ed efficacemente integrare con l'impianto di riscaldamento. Tubazioni, isolamento termico e rivestimento delle tubazioni di raccolta possono essere poste in opera anche nella fase di costruzione.

I sistemi fotovoltaici non sono impianti complessi, hanno una vita media superiore ai 25 anni, non hanno parti in movimento. Gli impianti possono essere utilizzati per l'alimentazione di case o comunità isolate sostituendosi ai rumorosi gruppi elettrogeni a gasolio o benzina.

In questo panorama l'azienda Duxon di Firenze sta contribuendo attivamente alla promozione dell'energia fotovoltaica nel nostro paese giudicandolo fortunato per la collocazione geografica che ne garantisce, specialmente nelle regioni centro meridionali un ottimo livello di esposizone. I prodotti Duxon essendo stati sviluppati principalmente nei paesi nordici dove, paradossalmente, questa forma di sfruttamento dell'energia solare è ad uno stadio molto più avanzato, garantiscono ottimi livelli di rendimento.
La
Duxon nasce dalle convinzioni di un ingenere ambientale che ha sempre creduto nella necessità di perseguire quelle che potevano, ancora a suo tempo, essere considerate le vie incognite e inesplorate delle energie alternative. Oggi l'azienda si propone sul mercato con un bagaglio conoscitivo raro nel settore basando la sua forza su una estrema serietà ed attenzione rivolta al cliente offrendo i migliori prodotti a costi contenuti. Gli interventi spaziano dal privato al terziario, al campo della nautica, all'industria e sono dirette all'abbattimento
dei consumi ed alla produzione di energia termica ed elettrica a costo zero.

Energia eolica

Il vento fin dall'antichità è stato usato efficacemente per la produzione di energia meccanica. La produzione di energia eolica con generatori eolici è una soluzione estremamente interessante ed economicamente conveniente per molte regioni d'Italia interessate da correnti d'aria intense e continue. Nel nostro paese ci sono alcune regioni particolarmente vantaggiate lungo le coste mediterranee e sui rilievi alpini e appennini.
La Duxon fornisce ogni tipo di supporto necessario alla realizzazione di questo tipo di impianto di grosso interesse sia dal punto di vista impiantistico, che economico. Gli impianti eolici possono essere integrati ai normali impianti elettrici ed agli impianti di produzione elettrica mediante celle fotovoltaiche garantendo in tal modo una fornitura più costante di energia nel tempo.

DUXON
via dell'Olivuzzo n° 154, Firenze
tel. 055 7135156 fax 055 7134194
info@duxon.it


La campagna pubblicitaria di Progetto Casa

PROGETTO CASA, come un motore diesel, ha già acceso i motori per una lunga campagna pubblicitaria tesa a portare alla Fortezza da Basso sia i professionisti del settore, che il grande pubblico.




Si è iniziato da questa settimana con le “vele” a Firenze e già allo stadio Franchi di Firenze da alcune partite della Fiorentina con uno spot audio/video ed uno solo grafico sul tabellone dei risultati.

DALLE FABBRICHE A TALPONIA - Cento anni di Olivetti a Ivrea

Oblò sul tetto di Talponia

«Ivrea la bella che le rosse torri/ specchia sognando a la cerulea Dora/ nel largo seno …». È una strofa di Piemonte, l’ode in cui Giosuè Carducci, ispirato dallo spirito patriottico risorgimentale, celebra i fasti dei Savoia ed i castelli della città piemontese, incastonati lungo il corso del fiume.
Oltre alla rievocazione del poeta toscano, oltre al Carnevale, oltre alla vicinanza con uno dei paesaggi naturali più belli del paese, il parco nazionale del Gran Paradiso, la capitale del Canavese lega la sua fama all’attività dell’industria Olivetti, che qui ha sede e stabilimenti da cento anni. Era il 1908, infatti, quando la prima fabbrica italiana di macchine da scrivere aprì i battenti, modificando quel paesaggio che Carducci aveva descritto poco meno di 20 anni prima.


La sede storica Olivetti di Ivrea: dettaglio delle vetrate a nastro.

Proprio la presenza della storica azienda ha fatto sì che Ivrea diventasse, alla metà del secolo scorso, uno dei campi di sperimentazione dell’architettura moderna. Sotto la guida di Adriano Olivetti, rampollo del fondatore Camillo Olivetti, l’impresa di famiglia cominciò ad ampliarsi e rinnovarsi architettonicamente a partire dagli anni tra le due guerre: la sede centrale dell’azienda piemontese divenne infatti, in quegli anni, un autentico cantiere della modernità.
I protagonisti di questo ridisegno delle strutture dell’azienda sono Luigi Figini e Gino Pollini, esponenti dell’architettura razionalista. Nel complesso di Ivrea i due hanno collaborato più volte, sia al livello progettuale che poi a quello realizzativo, dall’espansione degli stabilimenti e delle mense dei lavoratori a opere che riflettono la visione sociale, oltre a quella industriale, di Adriano Olivetti.

Villette a schiera destinate ad operai con famiglie numerose.

A cavallo tra gli anni Trenta e i Quaranta, Figini e Pollini lavorarono alla sistemazione urbanistica di un quartiere operaio e alla costruzione di una casa a schiera a Borgo Olivetti, coniugando le ragioni della necessità abitativa con la funzionalità e l’estetica promosse dal movimento moderno. Ma è nel progetto immediatamente successivo, quello per il quartiere di Castellammonte, che viene messa in cantiere un’opera di grande impatto visivo e di forza innovativa. Si tratta di un complesso di 7 abitazioni (erano 11 quelle previste inizialmente) destinate a ospitare le famiglie dei dipendenti con più figli a carico. Gli alloggi - quattro per edificio - sono ancora perfettamente funzionanti, e quasi tutti abitati.

La loro particolarità consiste nell’uso di materiali selezionati accuratamente (la pomice forata per le pareti di riempimento, rivestimenti di lastre di pietra artificiale per le pareti esterne) e nel fatto che l’orientazione degli edifici, indipendentemente dall’asse stradale, è studiata in modo tale da ridurre gli effetti delle condizioni climatiche: pochissime aperture nei lati esposti a nord, per arginare il freddo invernale, e grandi finestroni sul lato sud, per aerare la casa nei giorni d’estate. Inoltre, un giardinetto con portico per ogni palazzina, che è possibile chiudere per ripararsi dalle intemperie.
La grande apertura alla modernità inaugurata da Adriano Olivetti, cui si lega il nome di Figini e Pollini, è stata poi proseguita, nel corso degli anni, dagli eredi dell’azienda.

La "corte interna" di Talponia con le vetrate aperte sul boschetto.

Del 1969-1974, ad esempio, è la realizzazione di “Talponia”, un singolare edificio semicircolare (dal raggio di 70 metri) progettato da Roberto Gambetti e Aimaro Oreglia d'Isola. La caratteristica di Talponia, da cui deriva il soprannome, è data dal fatto che le abitazioni giacciono sotto il livello del suolo, perfettamente integrate con l’ambiente. Sui tetti degli ultimi piani sono adagiati una strada pedonale e una grande superficie di prati verdi, mentre le vetrate delle case, sull’unico lato non interrato della costruzione, si aprono su una piccola collina sormontata da un boschetto.
Ancora oggi questi edifici - e l’intero complesso edilizio legato alla Olivetti - mantengono intatti la loro ambiziosa modernità e l’eco di un raro episodio di “architettura sociale” in Italia. E se tutto questo è ancora fruibile e ben preservato, lo si deve anche al progetto di tutela dei beni architettonici che ha portato, nel 2001, alla nascita del MaAm, il museo a cielo aperto dell’Architettura Moderna di Ivrea.

testo: Stafano Vannucci
foto: Sonia Squilloni

Spot Progetto Casa

video 


In programmazione durante la partita Fiorentina-Catania all'Artemio Franchi del 17 febbraio 2008.

AQUAPOL - un sistema di conoscenze contro l'umidità dei muri

Parlamento di Budapest prosciugato da Aquapol in due anni: 1990-1992
è rimasto asciutto da allora











Una nuova realtà che presuppone un sistema all'avanguardia per combattere l'umidità da risalita. Si tratta di Aquapol Italia, la società fondata dal Dott. Francesco di Paola nel 2005, che ha introdotto un sistema brevettato in Austria oltre 20 anni fa dall'Ing. Wilhelm Mohorn dalla società austriaca Aquapol. Il dispositivo è stato installato in Europa dal 1985 in circa 32.000 edifici di cui 25.000 risultano già prosciugati. Il problema che si contrasta è quello legato alle molecole che ogni muro pesca dal terreno, registrando col tempo un progressivo degrado delle pareti, con rigonfiamenti nell'intonaco, danni alla pittura ed emissioni di umidità dannosa per la salute.
Proprio qui interviene Aquapol che, con un dispositivo che non necessita di elettricità ed in maniera del tutto ecologica e non invasiva, contrasta il fenomeno fino a farlo scomparire.

Castello di Wolfsthurn a Ridanna in Alto Adige, sede del museo della caccia e della pesca, prosciugato nel 2001.






" Il sistema "
spiega il titolare "è molto diffuso in Germania e in Austria, adesso ci proponiamo di trasferirne le qualità anche da
noi. Si tratta di un dispositivo inserito in una struttura che inverte la polarità del muro respingendo le molecole d'acqua verso il terreno". Così i muri si prosciugano e restano asciutti, eliminando l'insorgere di qualsiasi tipo di bolle, deperimenti della pittura ed odori di muffa.

Casa colonica dell'Arch. Laura Viale in provincia di Cuneo, prosciugata in un anno e mezzo.





" In questo dispositivo"
prosegue Di Paola " si somma un insieme di conoscenze che propongono degli effetti certificabili. Non a caso, oltre al sopralluogo iniziale e all'installazione, ci occupiamo dei controlli periodici e forniamo un certificato di prosciugamento che sta alla base del contratto di garanzia". Così ne beneficia l'estetica, la salute ma anche il portafoglio: infatti, oltre al risparmio sugli interventi di ripristino, la spesa iniziale - peraltro contenuta rispetto ai metodi alternativi - è giustificabile anche nella diminuzione dei consumi per il riscaldamento, abbattuti dalla presenza di muri sani e quindi con maggiori capacità isolanti. Insomma: una scelta vincente.

La casa del futuro

Casa e tecnologia


Tornare a casa, chiudere l’uscio e allargare le braccia mentre una leva meccanica sfila di dosso il cappotto. E magari, a seconda dell’orario, sussurrare «Tè, bistecca al sangue, vasca da bagno, o Notturno di Chopin». Dopodiché, armarsi di pazienza e attendere quei quindici, venti secondi necessari alla casa del futuro per soddisfare i desideri di chi rincasa.
Questa almeno è l’idea di ambiente domestico che cinema e letteratura hanno immaginato e descritto, con sfumature diverse ma ugualmente incentrate sull’idea di un’abitazione che, con il progresso delle tecnologie, va incontro a ogni tipo di esigenza del padrone di casa. Un’idea associata a quella di riduzione dello sforzo fisico, ideale punto d’arrivo di questo processo su cui scrittori e registi, da Isaac Asimov a Philip Dick, da Ridley Scott fino a Woody Allen, hanno immaginato trame e sketch memorabili.

Chi non ricorda, per esempio, Harrison Ford in Blade runner? Nel corso delle indagini, il detective Deckard usa il videoregistratore alla ricerca di tracce che gli permettano di rintracciare i replicanti disobbedienti. La particolarità della sequenza consiste nel fatto che i comandi di avvolgimento del filmato, di zoom, di messa a fuoco, vengono impartiti al piccolo elettrodomestico a voce.
Nessun pulsante da premere: solo una macchinetta programmata per interagire con l’essere umano e compiere al posto suo le operazioni che oggi, ancora, avviamo grazie a telecomandi o strumenti simili.

All’incirca è quanto si può ritrovare nel Dormiglione (1973), uno dei meno noti tra i film di Woody Allen. Mike Monroe si risveglia nel 2173, dopo duecento anni di ibernazione, e per sfuggire alla polizia si traveste da robot maggiordomo. La prima impresa consiste nel preparare un pasto per gli ospiti di Diane Keaton, ma col pudding istantaneo e gli apparecchi della cucina automatizzata tutto si risolve - quasi - senza imprevisti. Mickey, il nuovo automa di servizio, provvede a tutto. Un vero e proprio cameriere tuttofare in microchip e silicio, che si aggira per le stanze con lo sguardo stupito e il timore di essere identificato. Grazie a lui scopriamo alcune delle meravigliose dotazioni della casa del futuro, come l’indimenticabile macchina “Orgasmatic” o il globo del piacere.



Niente di tutto questo - non ancora, almeno - fa parte degli accessori delle nostre case, neanche di quelle più avveniristiche. Per molti cucinare può essere ancora un’attività piacevole, o comunque una fatica tollerabile. Quanto agli altri macchinari, diciamo che fortunatamente la scienza, per il momento, si occupa d’altro.
La domotica (contrazione di domus e robotica), la disciplina che si occupa di studiare le tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa, ha altre finalità che non la creazione di congegni che sollevino l’essere umano da questo tipo di fatiche.
L’obiettivo principale dell’uso di tecnologie moderne nella progettazione domestica è infatti rivolto alla realizzazione della cosiddetta “casa intelligente”: una gestione integrata, semplice, sicura, funzionale e a basso costo dell’intero sistema casa, che possa ottimizzare anche le odierne esigenze di risparmio energetico. Già oggi, azioni come la regolazione degli impianti termici, la manutenzione della rete elettrica o di quella idraulica, l’irrigazione dei giardini o l’apertura delle finestre possono essere programmate, e affidate all’elettronica. Anche a distanza, tramite web.
Insomma, la casa del futuro esiste già nel presente. A questo punto, resta soltanto da sperare che il computer della casa del futuro non si chiami Hal 9000, come il processore centrale dell’astronave di Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio.

di Stefano Vannucci

Planimetrie

Clicca sul titolo e scarica le planimetrie della manifestazione "Progetto Casa - habitando nel contemporaneo" in formato .jpg e .pdf

Padiglione Rastriglia

Spazi Esterni

Il cinema a casa tua

La Casa Malaparte a Capri e la cucina di Tognazzi





















Je t'ai aimée tallement, maintenant je te mepris.
Ti amavo così tanto. Adesso, invece, ti disprezzo.

Sono le parole con cui una splendida Brigitte Bardot gela i sentimenti del marito Michel Piccoli nel film di Godard, Il disprezzo, ispirato all'omonimo romanzo di Alberto Moravia.
Il palcoscenico di questa pellicola del 1963 è la splendida Casa Malaparte di Capri, adagiata su uno stretto promontorio roccioso a picco sul mare. Per arrivarci, una sottile linea di pietre costituisce il sentiero da percorrere a piedi dalla lontana strada. Così come vediamo fare, bagagli alla mano, alla Bardot e Piccoli, la coppia in crisi che raggiunge così il teatro dove si consumerà il dramma della separazione. Lei, in pratica, lo lascerà per una seconda primavera – sfortunata – con un produttore americano, Jack Palance.
La scena fatidica avviene sulla lunga ed esotica terrazza, che si staglia uno sfondo da tragedia greca: roccia nuda, alberi a picco sul mare e il rumore delle onde. Inoltre, il suggestivo rosso pompeiano delle pareti esterne della villa colloca la storia indietro di duemila anni, compito facilitato dai continui riferimenti all'Odissea di cui è costellato il film.



Una location perfetta per questo tipo di dramma, quella offerta dalla casa che lo scrittore e giornalista Curzio Malaparte si fece costruire alla fine degli anni Trenta. A progettarla e realizzarla, l'architetto Adalberto Libera, capofila della corrente razionalista.

Le strutture interne riflettono le posizioni di Libera: ambienti grandi e semplici, arredati con gusto sobrio e castigato, che nulla perdono però in fascino e bellezza. Le stanze ruotano intorno a un enorme salone che si apre sulle quattro pareti, grazie ai finestroni scenografici, alle differenti vedute offerte dal panorama del promontorio. Il vero preziosismo di Casa Malaparte, ad ogni modo, è costituito dal bellissimo terrazzo a gradoni che cammina sopra la zona abitabile, chiuso agli sguardi indiscreti da un particolare muretto a forma di virgola. Una sorta di trampolino proteso verso la natura incontaminata, alla ricerca dell'armonia con gli elementi.
Tutto l'opposto degli ambienti claustrofobici e ansiogeni che ospitano un altro (meno noto) film degli anni Sessanta, stavolta italiano: si tratta di Dillinger è morto, opera di Marco Ferreri.
Alle soglie della contestazione, nel 1968, il regista milanese ha ambientato una storia di ordinaria follia nelle case del pittore Mario Schifano e nella cucina di Ugo Tognazzi.
Nella cornice di una tipica casa borghese italiana degli anni Sessanta, in mezzo a librerie, stampe, elettrodomestici e arredamento d'epoca, un uomo (ancora Michel Piccoli) compie una serie di normali azioni domestiche, quotidiane. Tra queste, però, con la stessa disinvoltura (o piuttosto alienazione) con cui cucina o guarda la tv, Piccoli apre una scatola, culla tra le mani una pistola e la usa infine per sparare alla moglie nel sonno. Poi, esce di casa e se ne va al mare, serafico.

A questo punto, vale forse la pena di chiedersi se non sia meglio vederlo al cinema, il cinema, senza portarlo in terrazza o peggio in cucina.

di Stefano Vannucci

A Progetto Casa la collaterale "Una casa armonica biocompatibile ed ecosostenibile"

Come arredare il luogo più intimo della vita di tutti noi? Come costruirsi il proprio rifugio? Come ritrovare pace e bellezza fra la tranquillità delle pareti domestiche? E' possibile progettare e costruire un'abitazione rispettando l'ambiente e impiegando tecniche e materiali non inquinanti? L'impegno dunque è quello di ricercare e valorizzare le realtà di produzione e servizio che nel loro lavoro mettono al centro il rispetto per l'ambiente, la sostenibilità dello sviluppo, la salvaguardia della salute, come elementi fondamentali di una nuova cultura che sottolinei il rapporto indissolubile fra uomo e natura.
A rifinire gli ambienti della “ Casa armonica” ci saranno anche i materiali naturali e le loro tradizioni”.


La collaterale, curata dagli Architetti Letizia Schettini e Paola De Parri, avrà luogo nel Padiglione Arsenale. Per maggiori informazioni su costi e spazi contattare i nostri uffici.